martedì 27 luglio 2010

A Torre del Greco : dopo il corallo c’è il mercato dell’antico di Giuseppe Picciano. La Costa Vesuviana


L’antiquariato rappresenta il paradigma delle vicende storiche di Torre del Greco, città che da tempo immemorabile esprime la sua vocazione nel terziario e nel commercio. Lo dimostra l’attuale incidenza economica di un’attività che, sebbene non abbia la tradizione del corallo o della marineria, si è distinta per il dinamismo e per la capacità di crescere nel giro di pochi decenni. Oggi si può tranquillamente affermare che Torre del Greco, dopo Napoli, è il punto di riferimento campano degli appassionati di antiquariato di mezza Italia. Da rivenditori di mobili e accessori storici ad antiquari il passo è stato breve. E’ l’inizio degli anni ’60, gli operatori di settore capiscono che ci sono i presupposti per compiere il salto di qualità: non più solo importatori per conto terzi ma esercenti diretti. Lo intuiscono, tra i primi, i fratelli Carmine e Andrea Torlo che nel 1968 inaugurano ufficialmente la nuova attività. In quarant’anni la dinastia si è allargata con l’ingresso dei figli e la conseguente apertura di nuovi punti vendita. Da tempo, però, gli eredi dei due capostipiti hanno preferito separarsi per dar vita ad attività autonome.
Pur rappresentando una forza economica di tutto rispetto, gli antiquari torresi non sono né associati né consorziati, in assoluta coerenza con l’indole di un popolo individualista e poco incline alla cooperazione. Il mercato conta una ventina di punti vendita e coinvolge decine di artigiani specializzati nell’indotto tra restauratori, falegnami, tappezzieri, decoratori, per un giro d’affari che si stima, approssimativamente, intorno ai 4 milioni di euro all’anno. Il periodo d’oro si registra a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 quando gli antiquari lasciano il centro storico per occupare ambienti più adeguati lungo Via Nazionale, strada per giunta di grande comunicazione che taglia la città da nord a sud. I clienti, di profilo medio-alto, arrivano dal centrosud. Chiedono pezzi tra il ‘600 e l’800, preferibilmente di stile inglese, francese e italiano. “Ma è più appropriato – rileva Michela Tappeto, marketing manager della Torlo Centro Antico - parlare in senso ampio di un’offerta internazionale più che di gusti specifici”. L’antiquariato è un’attività di sicuro fascino che però molti giudicano spesso border-line, a cavallo cioè tra antico, vecchio e copia di qualità. “Questo dipende dalla sensibilità di ogni singolo operatore – chiarisce Gennaro Torlo – la discriminante tra un antiquario vero e un commerciante d’arte è la passione”. Lo stesso sentimento che i Torlo ci hanno messo nel riportare al suo splendore una villa gentilizia di metà Ottocento per farne l’attuale sede espositiva. In quanto alla professionalità e all’aggiornamento di chi lavora in questo settore, Luigi Torlo, l’altro fratello, sottolinea quanto sia importante l’esperienza di tutti i giorni e il contatto con il pubblico. “Naturalmente – aggiunge – ognuno di noi ha acquisito nozioni teoriche consultando libri e manuali e confrontandosi con i colleghi”. Il sogni degli antiquari di Torre sarebbe l’istituzione di scuola di restauro in città, utile per ravvivare una professione sempre in cerca di talenti e per individuare almeno un obiettivo comune di sicuro interesse per l’intera categoria.

Nessun commento:

Posta un commento